CHI SONO
In casa mia i gatti sono sempre stati neri. Non per scelta, ma per tradizione — una costante silenziosa che, senza che lo sapessi, avrebbe dato nome a tutto questo.
Prima fotografavo paesaggi. Poi un'amica, modella, mi chiese di occuparmi del suo sito: fu quasi per caso che il ritratto entrò nella mia vita, e da allora non se n'è più andato.
Lavoro tra il ritratto e il glam, cercando ogni volta la stessa cosa: che chi ho davanti riesca a mostrarsi per come è, o per come vorrebbe essere anche solo per un istante. "Caccia alla luce" non è un modo di dire — è un prurito che non passa mai, la ricerca di qualcosa che, quando arriva, mi basta.
Preferisco lavorare da solo. Non amo la folla — un po' come i gatti. In studio o all'aperto, quello che cerco prima di ogni scatto è la complicità: uno spazio in cui l'altro si senta libero di aprirsi all'obiettivo.
Se alla fine chi guarda una mia foto prova anche solo un piccolo piacere per aver visto qualcosa di bello, ho fatto il mio lavoro.